sabato 30 luglio 2011

LA VOGLIA DI CINEMA CONTAGIA LA CITTÀ. Episodio 1

Cosa succede quando la voglia di cinema contagia tutta la città?
Primo trailer di una lunga serie, dedicato al festival internazionale del cortometraggio OZU FILM FESTIVAL.
A proposito, quest'anno c'è anche una nuova pagina ufficiale su facebook.
Se vi va, piacetevela!

Credits campagna video:
Soggetto e sceneggiatura: Diego Fontana
Regia e montaggio: Andrea Calderone, Marcello Bandierini


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lunedì 25 luglio 2011

ENTRATA LIBERA

Prima puntata ufficialmente online. Ne seguiranno altre. Si tratta di un format di video newsletter, ribattezzate per l'occasione Openewsletter, realizzate insieme ad Andrea Calderone.
Nate per lanciare il brand C6 del gruppo Cormo, che produce porte, finestre e portoncini, le puntate sono state sviluppate in collaborazione con l'agenzia Marenostrum Comunicazione.


   

domenica 24 luglio 2011

Scritto nei sassi a Vignola, il 27 luglio.


Quasi dimenticavo. Poi ho visto un appunto a matita sul calendario. Se vi va, verso le 9 di sera ci si vede a Vignola, al Lavabo. Ultima serata della rassegna letteraria, con musica e voglia di divertirsi.



E già che ci sono anticipo anche un'altra cosa. Sul numero di questo mese di Montepiano, rivista diretta da Francesco Genitoni,  ci sarà un mio racconto dedicato al Latrinaio, figura letteraria che risale a uno dei miei autori preferiti: Maurizio Milani. Spero che un po' piacerà anche a lui.

giovedì 21 luglio 2011

Ma guarda cosa ti vado a pescare in rete.

Erano anni che non li rivedevo. Li ho trovati giringirando su youtube.
Sono alcuni dei soggetti di una vecchia campagna Coop che avevo ideato insieme a Paolo Montanari, all'incirca nel 2005, direi. A quel tempo la Coop, per lo meno in comunicazione, eravamo soprattutto io e lui. Registi della campagna erano Luca Miniero e Paolo Genovese, che da qualche anno si dedicano con successo al cinema (Incantesimo napoletano, Benvenuti al Sud La banda dei babbi Natale).


lunedì 4 luglio 2011

Intervista su Mediastars

A questo link trovate un'intervista dove rispondo ad alcune domande sulla comunicazione, in seguito all'epserienza come giurato per l'ultima edizione del MEDIASTARS, Premio Tecnico della Pubblicità.
Ne appoggio qui giusto un estratto, su di un tema che mi sta a cuore.




Come si pone rispetto a questi sviluppi il lavoro degli uomini di comunicazione che devono trovare un nuovo linguaggio sintetico che non sia percepito come "logoro" e possa incuriosire e attrarre le nuove generazioni? Quanto può incidere uno slogan a rendere unico l’oggetto del messaggio?
Non sono molto d’accordo con i termini in cui è posta la domanda. Un conto è la sintesi, che significa aver la capacità di condensare, di creare sottotesti, di lavorare sul non detto, sull’evocazione. È una capacità altissima, sulla quale un copy continua ad allenarsi per tutta la vita. Un conto è l’abbreviazione: ad esempio xché invece di perché. In un certo senso, se la mettiamo in termini concreti, sono l’una l’opposto dell’altra. Se ho grandi capacità di sintesi non sono costretto a ricorrere ad abbreviazioni per far rientrare il mio messaggio all’interno dei caratteri richiesti da un sms. Inoltre penso che il ruolo di un copy sia proprio quello di evitare come la peste gli slogan, il già sentito, il linguaggio “pubblicitese” per intenderci. Ogni volta che sento un finto rap o un finto slang giovanile dentro a uno spot, personalmente rabbrividisco.