lunedì 26 dicembre 2011

NarrantiErranti. Settimana 2.



Il laboratorio di scrittura collettiva NarrantiErranti entra nella seconda settimana. Le parole da connettere sono Albatros e Sottrazione. Potete leggere i primi due racconti arrivati sul blog o sulla pagina facebook. Per chi ha intenzione di partecipare, ricordo il regolamento, basato sull'idea che ci sia sempre una via narrativa per collegare 2 parole, anche se apparentemente inconciliabili:

- 2 Termini da collegare. Questa settimana sono: a) Albatros e b) Sottrazione
- 1 Cammino narrativo da esplorare, inviando il proprio racconto nel corpo della mail a: narrantierranti@gmail.com
- 400 caratteri per riuscirci, spazi inclusi.

Una curiosa curiosità: il racconto inaugurale del progetto è di un certo Mauro Pianesi.



giovedì 22 dicembre 2011

BEWE Academy twittervista Diego Fontana

Twittervistato. Qualunque cosa significhi.
In pratica, la BEWE Academy mi ha intercettato su twitter per fare due chiacchiere sulla comunicazione al tempo dei social media. Tra le altre cose, si parla anche di Tracce di sport e del nuovo laboratorio di scrittura NarrantiErranti.
Se volete leggere la chiacchierata, potete cliccare qui.

https://www.facebook.com/notes/bewe-academy/bewe-academy-twittervista-diego-fontana-diego_effe-diegobewe/294775117230206

lunedì 19 dicembre 2011

Irak: una storia di stragi, menzogne e censure


Ricevo e pubblico questo intervento di un amico giornalista che si firma Carlo Sacs.



Irak: una storia di stragi, menzogne e censure

E’ finita la seconda guerra in Irak e sono ancora infuriato. Cominciò nel 2003 ma prima che l’esercito americano partisse sul fronte: da mesi era già all’opera un esercito di manipolatori  dell’informazione per convincere l’umanità che era sacrosanta, elencando prove che risultarono false, inconsistenti o inapplicabili. Ora che l’ultimo marine ha lasciato Bagdad, si legge solo qualche riga in una pagina interna del giornale. Eppure continuo a pensare ai morti civili  irakeni. Mi si stringe il cuore pensando a quelle vite inutilmente spezzate. Dicono che sono stati 175mila. Ma posso fidarmi di questi conti fatti dell’esercito americano, lo stesso che li ha quasi tutti uccisi con operazioni chirurgiche, bombe intelligenti e search-and-destroy casa per casa di notte o ai check point? Possibile che non ce ne siano anche tra quelli che hanno ucciso classificandoli come “terroristi”? I civili irakeni uccisi sono molti di più, ci metto la mano sul fuoco, e vanno aggiunti a quella galleria del’orrore che parte da Guernica e passa per Coventry, Pietroburgo/Leningrado, Amburgo, Dresda e Hiroshima e Nagasaki iniziata nel Novecento e proseguita bellamente negli anni Zero. La loro colpa era di essere state lì, vittime sacrificali alla furia omicida di un esercito oppure ostaggi, merce di scambio nella vendetta, vendetta semplice e, perché no, sadismo. Non basta la storia raccontata nel coraggioso film di Brian De Palma “Redacted” – i quattro marine condannati per lo stupro di una ragazzina e l’assassinio di tutta la sua famiglia – perché di casi così chissà quanti ne sono avvenuti. Ma non ce li hanno fatti sapere. Penso a Falluja , la città martire che metto in quella lista maledetta, bombardata per settimane. Distruggevano gli ospedali per impedire che la popolazione si curasse. Uccidevano tutti i passanti. Bruciavano le case dei civili con bombe al fosforo. Il 60% della città in briciole. Tutto questo perché qualche terrorista aveva ucciso quattro contractors della Blackwater. Ricordate chi erano i contractors? Erano mercenari privati e fornitori di chissà quali servizi. Ho anche letto che la società di contractors più importante, la Halliburton, quella di Dick Cheney, allora vicepresidente, con l’affare Irak ha guadagnato 2 miliardi di dollari (le sue stock option si sono rivalutate del 3800%). Per quattro mercenari uccisi è stata rasa al suolo una città. Lascio a voi calcolare la scala di rappresaglia. Io penso alle vite spezzate ma anche alle fatiche  e alle speranze di quella gente che già aveva subito decenni di soprusi e orrori da parte degli uomini di Saddam, l’ex amico americano.
  
Sono ancora infuriato per la guerra in Irak. E’ stata una guerra di menzogna, perversione e delirio alla massima potenza della specie homo sapiens. Un uomo potente piccolo e rancoroso e il suo stuolo di aiutanti hanno malignamente imbrogliato un’umanità che non si faceva neppure imbrogliare. E di fronte a manifestazioni mondiali contro questa guerra e persino contro il rapporto dell’Agenzia per l’atomo dell’Onu ha detto, con la sua donna manager e il suo generale di colore, che se ne infischiava e andava avanti. Ha menzionato prove che si sono rivelate false perché costruite, inventate. E’ stato smascherato e ha cercato di distruggere quelli che non l’hanno aiutato a coprire la menzogna. Ha piegato con la forza ogni dissenso facendo letame della democrazia. Poi la guerra trionfale ha preso un’altra piega ed è stato il collasso. Ricordo mia madre, un’anziana signora tedesca di buona famiglia, che in quei giorni orribili del 2003 una volta chiuse il giornale e perplessa mi disse: “Quest’uomo è pazzo.  Sta per creare un inferno per risolvere i problemi con suo padre. Vuol dimostrare qualcosa a suo padre che non aveva finito l’altra guerra in Irak”. Aveva sicuramente ragione. Ma al di là della tara psicologica, ben illustrata dal film documentario di Oliver Stone, quell’uomo e i suoi accoliti hanno aperto un vaso di Pandora là dove fingevano di voler portare la democrazia e hanno prodotto solo caos e morte. Il terrorismo interno si è così moltiplicato che mostrato all’umanità il loro e nostro fallimento. Ed ecco la soluzione escogitata per andare avanti: la geniale trovata del generale Petreus è stata quella di far credere che avrebbe aggiustato tutto. E lo ha fatto creando una censura totale dell’informazione, quando prima era già proibito fare reportage veri (i giornalisti erano ammessi solo se passavano per la censura militare). Questo silenzio che dovrebbe annunciare pacificazione e vittoria è lo stesso che sentiamo arrivare oggi da Kabul, retta sempre da Petreus. La menzogna continua così come l’orrore e il silenzio imposti dai militari. E’ dal dopo Vietnam che va avanti così. Ricordo bene i filmati videogame che ci proponevano nei primi anni Novanta con la prima guerra del Golfo, quella fatta dal papà di costui. Pareva uno scherzo.

Gli unici risultati ottenuti da questa trionfale campagna per la democrazia sono stati l’impiccagione televisiva di Saddam e il moltiplicarsi all’infinito del terrorismo tra sunniti e sciiti. A più di un anno dalle elezioni, in Irak non c’è un governo. Dicono che funzioni solo il Ministero del petrolio; d’altra parte è l’unico che deve funzionare: è la ragion d’essere di questa guerra (oltre alla distruzione di armi atomiche inesistenti e alla esportazione di una democrazia). Non ho nessun rammarico per la morte di Saddam e la sua cricca, anche se non mi fanno piacere i metodi brutali, da giudice Lynch, usati per farli fuori. Non lo dico per motivi umanitari ma perché rispecchiano solo la rabbia della classe dirigente americana verso di loro, servi infedeli: li hanno fatti arrabbiare in questi anni; credevano di poter fare da soli; era giusto impiccarli in pubblica piazza sul palo più alto come si fa col cameriere che ruba l’argenteria: le servette staranno più attente. Mi è capitato spesso di immaginare l’incontro in prigione tra un Saddam disfatto, gonfio di botte e spettinato e il suo vecchio amico Rumsfeld, lo stesso con quale anni prima trattava l’acquisto di armi a prezzo altamente agevolato nella guerra contro l’Iran. Si incontravano spesso allora e chissà quante pacche sulle spalle si davano. Quella contro l’Iran è stata una guerra che ha portato gli irakeni sull’orlo del baratro con operazioni di una crudeltà unica, raccontate da un giornalista di guerra della levatura di Robert Fisk. Proprio per questo sacrificio – l’aver levatole castagne dal fuoco per gli Stati Uniti – Saddam ha invaso il Kuwait scatenando il pandemonio. Era infuriato contro Rumsfeld. E di quella notte della verità, quando si incontrano dopo due guerre e tutto il resto, mi pare di vedere gli sguardi, i sorrisi e le poche parole definitive tra i due. La tragedia del potere. Materia per Shakespeare.

Ora che è finita questa assurda, inutile e sanguinosa guerra e l’uomo è regredito di un altro passo nella scala evolutiva, oltre ai civili morti ai quali penso sempre con malinconia, mi capita di pensare anche a quei soldati che torneranno a casa. Reduci a volte con le mani sporche di sangue innocente ma anche persone sconvolte mentalmente, succubi della sindrome da stress postraumatico e incapaci di adattarsi. Ricordo quella splendida scena del film della Kathryne Biegelow “The Hurt Locker” che ha vinto gli oscar in cui l’artificiere in licenza  a casa non sa più fare la spesa al supermercato. Ecco cosa resterà dopo l’Irak, al netto dei profitti e di spese pubbliche tenute segrete che hanno portato al disastro finanziario mondiale.


Carlo Sacs

domenica 18 dicembre 2011

Nasce questa sera NarrantiErranti.

Quale via narrativa può collegare una Verruca con l'Ostracismo? 
Una Maniglia con una Didascalia?
NarrantiErranti è un laboratorio di narrazione e creatività nato dall'idea che ci sia sempre almeno un sentiero segreto in grado di connettere due punti apparentemente estranei tra loro.
NarrantiErranti esisterà, a partire da questa sera stessa, su due continenti:

- La pagina facebook: http://www.facebook.com/narrantierranti
- Il blog http://narrantierranti.blogspot.com


Regolamento
Ogni settimana sceglierò 2 parole. 
Per esempio: a) Cedrata e b) Realizzazione.
I partecipanti avranno a disposizione 400 battute spazi inclusi per scrivere un racconto che connetta questi 2 elementi.
I racconti, inseriti direttamente nel corpo della mail, dovranno essere inviati a: narrantierranti@gmail.com





mercoledì 14 dicembre 2011

Trovata pantera. Risponde al citofono.

Su questo sito ho scoperto che in Italia ci sono un sacco di persone che fanno Pantera di cognome. In Toscana in particolare. Ragionando sulle possibili connessioni tra questa faccenda e la leggenda metropolitana sulla pantera in Maremma, mi è venuto in mente questo format in cui ogni giorno un inviato suona al campanello di una pantera differente. Da lì, è poi nata questa campagna, in collaborazione con l'agenzia Exprimo, per il cliente Panthera. La regia è dell'ottimo Andrea Calderone. L'inviato invece è Gino Andreoli, che molti di voi hanno conosciuto come Polase degli Angles Prut.



sabato 3 dicembre 2011

Tornare, ripartire

Sono rientrato alla base. Su Rai News le puntate di Tracce di sport vanno in onda ogni giorno alle 23.45.
Sì, in effetti è un programma per sportivi nottambuli. Ma tant'è. In ogni caso, sto provvedendo a caricare le puntate anche sul sito ufficiale e sulla pagina facebook.
A proposito. Nel frattempo il mio corso di copywriting allo Ied Firenze è iniziato.
C'è altro? Ah, già... su Look Lateral di questo mese, troverete una pagina dedicata al vecchio caro Lefty.
Vi lascio con una delle mie puntate preferite.