domenica 27 gennaio 2013

Anche nel circo della pubblicità puoi piangere e far piangere

Ci sono tante cose su questa campagna che non vorrei dire. Non vorrei dire che penso che il meccanismo creativo su cui è costruita sia pretestuoso e il filo che la tiene insieme labile. Non vorrei dire che non si capisce se è venuta in mente prima l'headline con la parola circo ( circo della strada: ma perché?) e poi si è messo insieme un visual che la giustificasse, o viceversa. Non vorrei dire che il tono di voce mi sembra greve e fuori luogo. Non vorrei dire che l'epoca della provocazione e dell'impatto 'purché se ne parli' è finita da molti anni, ma qualcuno sembra non volersene accorgere. Soprattutto, non vorrei dire che il risultato appare esattamente l'opposto di quanto ci si proporrebbe: viene voglia di rimuoverla e magari di fare anche gli scongiuri toccandosi un po' mentre nessuno ci vede, anziché di pensare a fare più attenzione alla guida. Non vorrei dire che non si può non vedere che da vent'anni l'autore di questa campagna sta replicando se stesso, mentre i contesti sono cambiati nettamente. Non vorrei dire che la possibilità di commentare, su youtube, è stata rimossa: secondo voi perché? Non vorrei dire che pare evidente che il vero target di questo spot non siano gli automobilisti, ma i giornalisti e i responsabili media, che parleranno bene o male di questa campagna, facendo in modo che il nome del suo autore rimanga un rumore di fondo ancora fino alla prossima. Non vorrei dire che mi stupirebbe molto scoprire che qualcuno possa pensare che questo spot contribuisca davvero alla prevenzione, anche solo in minima parte. Non vorrei dire queste e molte altre cose, perché alcune situazioni sarebbe meglio ignorarle, come si fa con un bambino petulante, altrimenti quel qualcuno potrebbe anche pensare di avere ragione e dire tra sé e sé:
Visto? Ne parlano




1 commento:

  1. Concordo, ma ci sono anche altri motivi per cui non mi piace questo spot; non mi piace la realizzazione (proprio a livello tecnico), è ridicola; non mi piace lo slogan, quello slogan che tutti trovano azzeccato ma che a me non dice nulla (per non dire che non l'ho proprio capito).
    Devo essere sincero, l'era della provocazione sarà finita da un pezzo, ma Oliviero Toscani ha quasi sempre saputo sorprendermi o perlomeno incuriosirmi (tranne negli ultimi due-tre anni e in poche altre occasioni), ma questa campagna l'ho trovata talmente di bassa lega da non riconoscere nemmeno il suo tocco, persa tra mille altre pubblicità progresso a basso costo e di basso impatto (e se l'ho notato io che non sono del settore, immagino che a te si siano rizzati i peli sulla braccia nel vedere un tale scempio). Bah...

    RispondiElimina