sabato 5 gennaio 2013

E se la big idea non avesse poi tutta questa big importanza?

L'anno scorso uno studente dello Ied ha realizzato questa immagine, che amo moltissimo. L'esercizio, prevedeva la visualizzazione di una favola in modo sintetico. Per essere trasparente vi dirò che non era l'esercizio di un mio corso e che non amo questa immagine perché c'è il mio zampino o perché in qualche modo ogni scarrafone eccetera eccetera. Mi piace perché penso sia un ottimo esercizio, visivamente molto interessante, soprattutto tenendo conto che si tratta di uno studente del primo anno.

   

Non appena l'ha pubblicata, alcuni miei colleghi hanno subito pensato a un libro, realizzato dai creativi di H-57, che - guarda caso - trovo splendido: Shortology, nato dall'idea che qualsiasi storia si possa raccontare in modo sintetico. Il libro, in effetti, è stato pubblicato prima che questa immagine vedesse la luce. Eppure, quando lo studente si trovava a svolgere l'esercizio, nessuno sapeva nulla di Shortology, che era ancora solo un'idea.

   

Andiamo avanti. Un paio di anni fa, su youtube, questi video di Tiwi hanno fatto sfracelli. Sono certo che moltissimi di voi abbiano visto almeno quello dedicato a Beautiful, che racconta l'intera storia in 6 minuti. Quindi, dobbiamo riconoscere che esiste un precedente - un vero precedente - anche per Shortology. In pratica, la stessa idea.

  

E prima di quest'ultimo video, nessuno aveva pensato che le storie si potessero sintetizzare in modo visivo e verbale? Davvero, non vorrete crederlo. C'è una letteratura infinita. Per esempio questo progetto, che ebbe una portata mondiale: tutti i grandi film, raccontati in pochi secondi (e visualizzati come coniglietti).

  

Ma me ne vengono in mente almeno altri dieci: ho un libro molto divertente dove tutti i grandi film sono sintetizzati in poche vignette (4 se non ricordo male). E possiamo andare avanti all'infinito se volete, includendo per esempio un progetto che si è sviluppato su Twitter in cui viene chiesto alle persone di sintetizzare i romanzi celebri in 140 caratteri (credo dietro ci sia Feltrinelli ma è possibilissimo che mi sbagli).

  


 

È una catena di scopiazzamenti? O forse è che, con l'avvento dei nuovi mezzi, tutti percepiamo la sensazione che sia in corso un cambiamento nei modi narrativi, e che siano richiesti linguaggi più sintetici? La mia risposta è: l'uno e l'altro o forse nessuno dei due. Ma soprattutto, di nuovo, un gran bel chissenefrega.

La mia risposta, che si collega al post Per favore non facciamo gli eroi, è drastica e degna di scomunica (ma tanto mi sono già auto-scomunicato anni fa): l'IDEA, anzi LA BIG IDEA, che tanto si predica e si va cercando e teorizzando e ammantando di mistero e magia; quella BIG IDEA che nasce da un'analisi strategica eccetera eccetera e porta a fare le campagne che vengono lodate a Cannes; sì, proprio quella BIG IDEA su cui si suda ogni giorno nelle agenzie, e si fanno le notti e i weekend; esattamente quel tipo di BIG IDEA lì, sta perdendo drasticamente il suo ruolo centrale e fondante.
La BIG IDEA non è più così importante, quanto invece la sensibilità con cui viene realizzata, il linguaggio cioè con cui quel contenuto viene comunicato, il trattamento visivo e verbale che intendiamo utilizzare, in base alle persone a cui il messaggio è indirizzato. Di nuovo, i muscoli della lateralità sono meno importanti del tono di voce. Le sfumature diventano fondamentali, e la sfida - se mai - è trovare linguaggi nuovi per media nuovi (ma io direi semplicemente: linguaggi giusti per le persone), più che idee originalissime.

(Anche) dai social media apprendiamo ogni giorno questo, che il linguaggio fa la differenza, non l'idea in sé. Due progetti con un'idea similissima (Coniglietti e 99 film classici) risultano molto differenti perché realizzati in modo differente. Non è una rinuncia alla creatività, ma è l'idea di una creatività più serena, più indirizzata. Avete presente Esercizi di stile, di Queneau, vero? La stessa, identica storia, acquista valenze differenti, in base a come viene realizzata. Qui se volete, potete leggerlo tutto e gratis.

A quest'ultimo punto - personalmente - ne collego un altro. Molti meccanismi dell'adv tradizionale favoriscono l'irrigidimento sull'idea, proprio perché esiste da anni una divisione netta tra strutture che pensano - le agenzie - e strutture che realizzano - case di produzione, registi, animatori, fornitori vari. I budget si accorciano, ma le catene della realizzazione restano lunghissime. E alla fine, mentre l'agenzia è tutta presa dalla propria idea, quella che ha presentato al suo cliente, la realizzazione può - e negli anni è successo spesso - disperdersi e scialacquarsi anche di parecchio. Anni fa, quando avevo fatto Lefty, l'avevo fatto proprio come reazione a un mondo che non capivo più: un mondo in cui le idee rimanevano fresche, interessanti e belle finché erano brutte copie, poi attraverso una catena di passaggi, finivano per diventare brutte quando erano realizzate in bella copia.

  

Credo che per il presente e il futuro dovremmo immaginare strutture più ibride, dove le idee nascono facendole, dove pensare e fare sono di nuovo vicini, anzi attaccati, come quando gli artisti erano anche artigiani. Dove chi si occupa del sound design, del character design, del 3d, del layout definitivo è importante quanto quello che si occupato della sceneggiatura, perché in una struttura ibrida tutti sanno perfettamente che ogni elemento è fondamentale. La BIG IDEA scende dal piedistallo e si mette al livello della BIG REALIZZAZIONE (o meglio, una GIUSTA IDEA, con una GIUSTA REALIZZAZIONE) perché il linguaggio fa la differenza almeno quanto il pensiero che c'è dietro. Perché Shortology, Beautiful lab  e i Coniglietti sono tutti progetti splendidi, con un'idea molto simile, ma con risultati differenti e tutti divertenti e interessanti. Perché mai dovremmo perdere tempo a capire se è nato prima l'uovo o il coniglietto?


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