venerdì 26 aprile 2013

E da una costola di una costola, nacque un'altra costola

Ricordate? Avevo parlato qualche mese fa del numero zero di Costola, una rivista di racconti e illustrazioni nata da un'idea di Filippo Balestra, che prima o poi mi piacerebbe poter conoscere di persona. Se volete, potete sfogliare il numero in pdf proprio qui, ci trovate, tra gli altri, un mio raccontino che parla di ortensie con un'illustrazione che mi fa tremare per quanto è delicata e potente.


Il 7 maggio a Torino si presenta il numero Uno. Io farò i salti mortali per esserci, ma non garantisco. Però vi metto qui l'evento Facebook (cliccate qui o sulla copertina) nel caso vogliate saperne di più.


   

Anche questa volta ci trovare un raccontino mio: mi piace moltissimo la tavola dell'illustratore Emanuele Giacopetti, che ammetto di aver visto per la prima volta pochi minuti fa. Eccola qui.


 



Ogni tanto capita un premio

Ora che Mare Nostrum comunicazione lo ha comunicato ufficialmente, lo condivido anch'io. La monografia realizzata per Ballarini ha vinto il primo premio OMI2013. Non conoscevate il premio OMI? Lo ammetto, nemmeno io.

Ecco qui i credits completi:
Agenzia: Mare Nostrum Comunicazione 
Art Direction: Lorenza Cristini, Leo Menozzi 
Fotografia: Fabrizio Cicconi 
Copywriting: Diego Fontana
Fontana Prestampa/Stampa: Anteprima srl – Grafitalia



    

 Inoltre, a quanto sembra, la monografia ha ottenuto anche la menzione speciale che "premia il miglior concept creativo che sta alla base dello sviluppo, sia figurativo che letterario dell’opera. E’ quindi premiata l’opera che si sia distinta per la miglior art direction, la miglior piattaforma creativa o il miglior copywriting."

     

giovedì 25 aprile 2013

Si procede

Due video che condivido per ragioni differenti. Il primo è il quinto. Cioè, il quinto episodio di The Lap, che se vi va potete vedere in modo ordinato sul mio canale finalmente aggiornato. Siamo ormai alla fine della serie e non posso non mettere l'episodio dove si affronta la pista.


  


Il secondo unisce tre cose che amo, come una cialda a più gusti: i musei ben fatti, il gelato, i cartoni animati. È un altro progetto fatto con Tiwi (e B+C), dedicato a al Gelato Museum di Carpigiani. A proposito, lo conoscevate?


domenica 21 aprile 2013

Un corso in corso (a Casa Corsini)

Da lunedì 29 aprile inizio un workshop dedicato alla creatività e alla comunicazione pubblicitaria: otto incontri teorici e pratici dedicati in particolare al manifesto pubblicitario, con l'obiettivo di crearne uno. Era da un po' che non facevo nulla di simile e ho proprio voglia di scoprire cosa saremo in grado di realizzare insieme ai partecipanti.

> 8 lunedì, a Casa Corsini, a Spezzano di Fiorano (Modena).
Dalle ore 21.
> Per informazioni e iscrizioni chiedete pure a loro: info@casacorsini.mo.it / 0536076583 - 84;
> Cliccate sull'immagine o qui per accedere all'evento su Facebook.

 

Noi, che amiamo quello che odiamo, e altri argomenti come la musica commerciale (Arriviamo anche a parlare di marche e comunicazione)


A essere molto sintetici la situazione è questa: fino a quando un cantante propone testi sofisticati, musica ricercata, soluzioni originali e un progetto diverso dal già sentito, vende 15 dischi e muore di fame o fa altri 4 lavori per vivere. A volte allora succede che un cantate, per poter fare quello che ha il sacrosanto diritto di voler fare, e cioè trasformare la sua passione e il suo talento in un lavoro onesto, dica dei sì, faccia dei compromessi, e se ne esca con album orecchiabili, ritornelli tormentonabili, testi che scorrono come acqua fresca. Ecco fatto, se tutto va bene ora ha successo e vive del suo lavoro. Salvo che i puristi sostengono che sia commerciale, scontato, facile, e tutti gli altri - quelli che lo ascoltano - dicono esattamente la stessa cosa, ma solo perché lo sentono dire da tutti. Lo stesso vale per esempio per un paroliere: pensate che per mangiare scriva più volentieri un testo per un cantante che venderà 100.000 copie o 1.000? E perché, egli come noi, non ha tutto il diritto di sperare di guadagnare con il suo lavoro? 

Perciò la conclusione è drastica ma molto semplice: se un cantate è inutile e commerciale non dobbiamo prendercela con lui, ma con noi. Se un cantate è talentuoso ma non fa successo non dobbiamo dire, con quell'espressione che ho visto su troppe, troppe, troppe facce: «Scusa, chi? E chi sarebbe?» altrimenti stiamo già costruendo la strada verso la sua svolta commerciale. In altre parole: se noi non facciamo nessuno sforzo per dare chance ad artisti poco conosciuti, con che presunzione pretendiamo che cantanti, musicisti e parolieri facciano i martiri del purismo?

Ora, se volete, possiamo provare ad applicare questo schema su altri campi, per esempio quello della scrittura o di altre forme d'arte e comunicazione. Vedrete, dovrete ammettere che Fabio Volo vende più di Ivano Porpora. Lo so, state già dicendo: «E chi è Ivano Porpora?».

Lo stesso vale per le aziende. Pensateci: finché un'azienda produce prodotti etici, rispettando i dipendenti e noi che utilizzeremo i prodotti, lotta per stare sul mercato e alla fine è costretta a proporre prezzi molto sopra la media. Chi è disposto davvero a sostenere quei prezzi? Per chi poi? Per un'azienda con una brutta confezione, che non si è mai sentita? Ed ecco che scatta l'acquisto del prodotto di marca: più noto, più familiare, più provato dagli amici. Più tutto. Salvo che poi siamo i primi a dire: basta con la pubblicità!

Sarebbe meglio mettersi un po' d'accordo con noi stessi, non trovate? Pensiamo al caso dei farmaci generici, poi ribattezzati, per renderli un tantino più accettabili Medicinali equivalenti: la cultura dell'inerzia verso il già sentito, fa sì che molte persone "non si fidino" dei generici, che per legge devono garantire le stesse performance (con tolleranze controllate). Ma niente, nonostante il risparmio e la tutela della legge, vogliamo essere sicuri. E identifichiamo la sicurezza con l'abitudine e l'abitudine, si sa, è la zona d'ombra in cui si annida la marca.

Torniamo all'aziendina etica: che le succede? Succede che alle volte l'aziendina etica, in crisi, rischiando di saltare, cerchi con pochi denari, poca esperienza e poca malizia di dare un disperato colpo di coda; ed ecco che fa una pubblicità provocatoria perché è l'unico modo che le rimane per attirare la nostra attenzione sonnacchiosa e ipnotizzata dalle marche. Se va bene, per qualche anno può andare, salvo che quei 15 sostenitori che aveva passeranno il resto della loro vita a scrivere indignati sui forum che ora l'azienda è "diventata commerciale". Se va male, è la fine: i pochi simpatizzanti gridano al tradimento, tutti gli altri conoscono l'azienda solo per quella brutta pubblicità e la giudicano 
pessima ancor prima di conoscerla.

In ogni caso siamo sempre noi. Siamo noi che, anche se faticheremo ad ammetterlo, amiamo quello che odiamo e odiamo quello amiamo e siamo in perenne disaccordo con i nostri desideri e le nostre pulsioni. E continuiamo imperterriti a concentrarci sulla buccia, non considerando l'arancia. Se proprio vogliamo, possiamo anche provare ad applicare questo ragionamento al contesto politico, facendo i dovuti cambianti. Come si dice, mutatis mutande. No, forse non era così.

 

mercoledì 10 aprile 2013

Fuori dalla pubblicità. E anche dal mio blog.


Ho scritto un pezzo per un posto al copy. Si chiama Fuori dalla pubblicità.
Qui metto un estratto, il resto lo trovate là.

Penso che gli urbanisti dovrebbero progettare le città prendendo come modello i tram che girano di notte, con tanti spazi dove non è possibile ignorarsi e dove si è costretti ad annusare, toccare la pelle sudata, speziata e aromatica di tutti. 
Nelle città non ci dovrebbero essere luoghi come l’Agenzia, dove puoi passare i tuoi giorni vedendo solo frammenti distillati e altamente selezionati di esistenza, finendo per credere che il resto non esista o che al massimo sia un rigurgito lontano, un errore alle periferie del regno, una lieve fuoriuscita magmatica scaturita da una trascurabile frattura nella crosta terrestre, a troppe miglia di distanza perché possa raggiungerti mai.


    

martedì 9 aprile 2013

Trame nell'ombra.

Inizia Trame nell'ombra, una piccola rassegna dedicata ai libri gialli. La organizzo insieme a Casa Corsini, Libreria Incontri e Todaro Editore. Stasera Roberto Valentini presenta Filippo Fornari.
Questo è solo un indizio, qui trovate un quadro un po' più completo.


lunedì 8 aprile 2013

Quando fare, vuol dire proprio fare

Lo abbiamo fatto a Tiwi. E quando dico fatto, intendo fatto: pensato, scritto, girato, illustrato, animato e montato a Tiwi. Dimenticavo il sound design: pure quello è made in Tiwi. Una volta tutto questo non accadeva: una volta c'erano filiere lunghe così e tutto era complicato, lungo, alle volte (non sempre) frustrante. Il video mi piace perché è onesto. C'è tutto quello che doveva esserci per Bormioli, detto con un linguaggio che secondo noi era quello giusto.

 

Mi piace lavorare in un posto dove immaginare e fare condividono gli stessi uffici. È come un'officina digitale, dove si saldano parole, si limano pixel, si aggiustano i suoni. Dove ci si può confrontare con serenità su come realizzare un manufatto in forma di video. Credo sia una delle ultime vie possibili.
Di certo somiglia a quella che ho sempre avuto in testa e che non riuscivo mai a capire perché non si potesse percorrere. Ora siamo qui, la stiamo percorrendo e mi pare di nuovo divertente, di nuovo sano, di nuovo interessante fare questo lavoro. Per ora il video è finito su Ads of the world e su un manciata di altri siti, tra cui Coloribus e Brillad, a giocarsela con i mastodonti globali. Per il futuro vedremo.









sabato 6 aprile 2013

Scontata come conveniente, capito?

Sottotitolo: dal gomito al vomito il passo è breve.

Ieri tornavo in macchina e su Radio Capital, o forse su Radio Due, ho sentito uno spot radio di una multinazionale che produce di tutto, da farmaci a casalinghi. Di solito non mi va di parlare male del frutto del lavoro di qualche ipotetico collega, perché so cosa significa certe volte far capire a un cliente che i target esistono solo dentro ai loro documenti, ma nella realtà ci sono persone normali che si imbattono nei loro messaggi, persone in grado di ragionare con tutto il cervello; e che il modo in cui scegli di rivolgerti alle persone è lo specchio di quello che pensi delle persone; e che se fai annunci scemi, significa che pensi che i tuoi clienti siano scemi.

 

Questa volta parlerò malissimo di questo annuncio perché mi pare così triste e avvilente, che sono certo non possa essere uscito dalla testa di nessun copywriter, e che sia il frutto almeno della decima presentazione rifiutata dal reparto marketing del cliente, che alla fine si è scritto il radio da solo un giorno prima di inciderlo. Quindi mi sento l'animo in pace, perché so che in fondo non sto criticando un copy, ma anzi sto difendendo le sue ragioni. Io lo so, ne sono certo, non può che essere così, caro collega ipotetico: avrai passato ore a cercare di far capire che uno spot radio è qualcosa che sta a dieci miliardi di anni luce di distanza da quello che avevano in mente i responsabili marketing, ma ti sei trovato davanti un muro di gomma e non potevi che capitolare. Non sentirti frustrato, amico copy: sei un eroe, ci hai provato. Perdere è il destino degli eroi, di quelli come te, che si trovano a combattere battaglie che nessun altro vorrebbe ingaggiare, e che non per questo si tirano indietro. Ti difenderò io, anche se non me l'hai chiesto. Qualcuno deve pur farlo.

 

Veniamo al radio. A tutti i copy è venuto in mente, prima o poi, di giocare sulla polisemia della parola scontato; soprattutto se l'annuncio deve parlare di sconti. E non è rimasta solo un'idea: c'è una casistica lunga come l'elenco telefonico di Roma, con annunci che giocano con questa parola. Significa che non si può più usare? Non proprio. Al contrario, se tante volte le persone hanno sentito questo gioco di parole abbiamo una certezza: lo conoscono, lo hanno capito, non c'è bisogno di spiegarlo troppo e, se proprio intendiamo usarlo, possiamo farlo in un modo nuovo e originale.




E invece no. Per tutti gli interminabili 30 secondi di questo spot, si ripete la parola scontato un'infinità di volte, con il classico modello anni Cinquanta della giovane coppia uomo-donna. E alla fine, per essere ancora più sicuri, che il brillante e originale giochino di parole scontato-scontato non sfugga proprio a nessuno ed entri ben in testa a tutti, lo speaker precisa ammiccante - immaginiamocelo con una pipa in bocca che dà di gomito mostrando il suo brillante sorriso e strizzando l'occhiolino - "Scontato come conveniente, capito?" Un annuncio che sarebbe stato giudicato inascoltabile anche se fossimo stati negli anni Cinquanta, anche se fosse stato il primo della storia a usare questo ingenuo doppio-senso.

 

E niente, mentre vomitavo interiormente pensavo quanto sia avvilente pensare che i brand ci vedono così. Perché se ci vedono così non è un problema solo a livello di comunicazione. Se per loro è così tanto difficile capire che i target non sono entità astratte ma persone reali, come i loro parenti, i loro amici, le loro mamme e figli e zii e cugini  - quelli insomma a cui non racconterebbero mai una barzelletta pessima e noiosa, sapendo che è pessima e noiosa, non darebbero mai un cibo avariato, non tratterebbero mai come decerebrati - come possiamo essere certi che anche quando creano un prodotto per noi, anche quando progettano le loro soluzioni per noi, anche quando eseguono controlli di qualità e stabiliscono le loro politiche, non continuino a pensare che possono fare tutto con superficialità e semplificazioni clamorose? Io ci penso. Le persone ci pensano. È scontato che ci pensino. Scontato, come il vostro radio, capito?

 



lunedì 1 aprile 2013

Zeitgeist. Ovvero gli uni che valgono uno, le onde, i chip e il buddismo


Avvertenza: questo è uno di quei post minestrone, in cui le parole si mescolano e si centrifugano alla ricerca di creare sapore, più che sapere. Questo post parla alle papille, alle vibrisse, alle antenne, prima che al pensiero logico, e cerca di ricostruire una sensazione appena sotto il livello della percezione, invece di portare avanti una tesi precisa.


Ingredienti per 5 miliardi di persone:

- INTERNET DELLE COSE, 10 miliardi di terabyte
- INTELLIGENZA CONDIVISA, una spolveratina
- ALCUNI CONCETTI TAGLIATI CON CURA DAL BUDDISMO, q.b.
- PROGETTAZIONE PARTECIPATA, un mazzetto


Preparazione:

- Partiamo con un principio condivisibile, sacrosanto, inoppugnabile e sempre più sottolineato nella società contemporanea: ogni azione individuale si riflette a livello collettivo. Facciamo un esempio pratico: lo sport, da pratica individuale per il proprio benessere psicofisico, viene sempre più spesso - e a ragione - riproposto in chiave collettiva: fare sport previene una moltitudine di patologie, mantiene l'individuo in buono stato e lo allontana dal medico, dagli ospedali, dalle medicine. In parole molto concrete e poco poetiche: un cittadino che fa sport grava meno sul sistema sanitario e contribuisce ad alleggerire i costi dello stato. Così, la pratica dello sport viene progressivamente fatta passare come un dovere verso la collettività, utile in questi tempi di crisi a mantenere le conquiste in termini di welfare per tutti. A questo fa seguito per esempio che, prima di passarti gratuitamente i medicinali anti colesterolo, ti venga richiesto di dimostrare che stai facendo costantemente sport, impegnandoti per il bene della società. Il messaggio che passa è chiaro: un comportamento che fino a ieri era considerato un diritto individuale, sta diventando un dovere collettivo.

- Applicate questo concetto a ogni altro ambito della vostra vita: da quello che mangiate (è ovvio che le vostre abitudini alimentari si riflettono sulla vostra salute, e dunque è facile applicare gli stessi meccanismi relativi allo sport) a come guidate, a quante pause vi prendete sul lavoro, a quanto e come vi prendete cura della vostra automobile, della vostra abitazione, del vostro giardino: per esempio se avete un camino, che cosa bruciate? Che materiale inserite? Ogni quanto tempo? Oppure, che abiti comprate e quando e come li indossate? È ovvio che se vi prendete il raffreddore perché vi vestite troppo leggeri e poi dovete stare a casa da lavorare, la comunità ne risente e la colpa è in parte vostra.

- Mescolate questi concetti, con un po' di idee tagliate fini fini fini dal buddismo (in mancanza del buddismo vanno bene anche altre filosofie o religioni orientaleggianti, tanto di moda in questi anni). Il buddismo zen per esempio ha questa massima, che potete rivendere agli amici quando volete: gli individui si sentono infelici perché si credono onde, solo quando capiscono di essere tutti parte dello stesso mare possono essere felici.

- E ora mettere tutto in una terrina capiente, aggiungendo poco per volta (è importantissimo che lo facciate poco per volta o la ricetta risulterebbe indigesta alla popolazione mondiale) tutti i miliardi di tera byte di internet delle cose. Ogni singolo oggetto, ogni capo di abbigliamento, ogni strumento di lavoro, ogni mezzo di trasporto, ogni elettrodomestico, ogni animale domestico, ogni mobile e immobile saranno sempre in rete, fornendo dati sempre a disposizione della collettività, che giustamente può a questo punto controllare tutto di tutti, sapendo sempre che il proprio vicino mangia correttamente, si veste adeguatamente, dedica le giuste ore allo sport e non si agita troppo quando guarda per il giusto numero di ore programmi di intrattenimento insieme ai suoi figli, trascorrendo con loro il tempo stabilito dalla collettività.

- Infornate aggiungendo una spolveratina di intelligenza condivisa e sminuzzate il mazzetto di progettazione partecipata: in questo modo l'amalgama acquisterà subito un aroma invitante e una fragranza irresistibile. Proprio come con Facebook, Foursquare, Pinterest, Twitter non dovrete imporre nulla ai vostri commensali. Saranno loro, grazie al delizioso profumo emanato dalla pietanza, a partecipare sempre più numerosi alla mensa, fornendo dati, accettando di barattare porzioni sempre più consistenti di individualità in nome di una collettività giusta, sana, corretta, equa e tanto, tanto cool. I commensali anzi inviteranno amici e parenti e troveranno ridicolo e anche un tantino fuori moda chi non avrà voglia di assaggiare la pietanza partecipativa dove tutti sono a conoscenza di tutto e la realtà sarà interamente mappata e fruibile in modo digitale. Del resto già ora, senza saper fornire una spiegazione precisa se non - lo fanno tutti - le persone inseriscono quotidianamente un'infinità di foto riguardanti quello che mangiano, si taggano in ristoranti, locali, piazze, utilizzano app che mostrano in tempo reale quanti chilometri hanno percorso mentre facevano jogging e che strade hanno scelto.

- E ora, il gran filale. Se siete gli chef di questo piatto favoloso avrete cura di impiattare su enormi tavoli  partecipati, dirigendo a piacere tutti i commensali indirizzandoli esattamente dove preferite, perché essi non avranno più alcun controllo della loro individualità. Potrete dir loro di uccidersi, o di lottare, o di ammalarsi; il solo limite sarà la vostra fantasia! Infine potete deliziarvi divorandoli tutti.

- Buon appetito.